Articoli in primo piano

Rete di scopo territoriale per la prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e cyberbullismo

Nell’ambito della Convenzione tra Regione Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia per la realizzazione di interventi di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e cyberbullismo – L.R. 1/2017, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e Regione Lombardia ha finanziato e sostenuto il progetto di una rete di scopo di inter-ambito impegnata a realizzare progetti finalizzati alla prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e cyberbullismo in provincia di Lecco, sia in ambito scolastico sia nei contesti extrascolastici.

Scuola capofila della rete di scopo provinciale è l’istituto comprensivo statale di Cernusco Lombardone (LC)

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Modello segnalazione per il cyberbullismo – Legge 29 maggio 2017, n. 71

Legge 29 maggio 2017, n. 71 – “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” / (GU n.127 del 3-6-2017 ) / Entrata in vigore del provvedimento: 18/06/2017

MODELLO per la segnalazione/reclamo
in materia di cyberbullismo

da inviare a:
cyberbullismo@gpdp.it

Scarica la scheda informativa (formato .pdf)

Secondo le disposizioni legislative (legge n.71/2017) ciascun minore ultraquattordicenne, nonche’ ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilita’ del minore puo’ inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet.

Qualora, entro le ventiquattro ore successive al ricevimento dell’istanza il soggetto responsabile non abbia  comunicato di avere assunto l’incarico di provvedere all’oscuramento,alla rimozione o al blocco richiesto, ed entro quarantotto ore non vi abbia provveduto, o comunque nel caso in cui non sia possibile identificare il titolare del trattamento o il gestore del sito internet o del social media, l’interessato puo’ rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali, il quale, entro quarantotto ore dal ricevimento della richiesta provvede autonomamente.

9 FEBBRAIO 2018 – Milano / PAROLE A SCUOLA

9 FEBBRAIO 2018 – Milano / PAROLE A SCUOLA / Giornata importante per la scuola italiana: condividere riflessioni, esperienze e buone pratiche per la CULTURA della VITA in RETE contro il cyberbullismo!

Parole a Scuola è una giornata di formazione gratuita sul tema delle #competenzedigitali e della comunicazione consapevole e informata in Rete.
Lo scopo è di fornire a chi insegna gli strumenti per educare alla cittadinanza digitale e per creare un nuovo percorso didattico che porti il Manifesto della comunicazione non ostile nelle classi d’Italia.

L’evento è organizzato dall’ATS ParoleO_Stili (formata dall’Associazione Parole O_Stili, l’UniversitàCattolicadelSacroCuore e l’OsservatorioGiovani dell’IstitutoToniolo) in collaborazione con il MIUR.

6 Febbraio 2018 – Il Safer Internet Day in provincia di Lecco

La Rete per la prevenzione ed il contrasto al bullismo ed al cyberbullismo promuove,  di cui l’IC di Cernusco Lombardone è capofila, organizza in occasione del Safer Internet Day, giornata mondiale della Sicurezza in Rete (6 febbraio 2018), una diffusa e capillare inziativa di sensibilizzazione per gli istituti scolastici della proivincia di Lecco.

Nella stessa giornata si terrà la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo denominata “Il Nodo Blu – Le scuole unite contro il bullismo” , già promossa nel precedente anno scolastico.

In tale giornata tutte le scuole, di ogni ordine e grado, sono invitate ad organizzare eventi e/o attività di formazione e informazione al fine di favorire la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo nella scuola.

Il tavolo di lavoro per il progetto della Rete di Scopo per la prevenzione di tali fenomeni, ha prodotto due brochure: una destinata agli alunni della scuola
primaria e un’altra destinata agli alunni della scuola secondaria di primo e secondo grado.
Nella giornata del 6 febbraio si invitano tutte le scuole a destinare in tutte le classi un’ora per la lettura e il commento, con l’aiuto e il tutoraggio dei docenti, di quanto scritto nella brochure.
 Si è provveduto a stampare le brochure per tutti gli alunni delle scuole e dei CFP che hanno aderito alla rete di scopo. Anche le scuole e i CFP che non hanno aderito alla rete hanno la possibilità di ritirare le brochure seppure in numero inferiore rispetto al numero totale degli alunni frequentanti.
Le brochure saranno a disposizione delle scuole presso la sede della Provincia di Lecco in via Matteotti 3, Primo Piano Ufficio istruzione, nei seguenti giorni e orari:
• Venerdì 2 febbraio dalle ore 10,00 alle ore 12,30
• Lunedì 5 febbraio dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 14,30 alle ore 17,00
I Dirigenti Scolastici potranno eventualmente accordarsi per un unico ritiro fra scuole dello stesso territorio al fine di agevolare la distribuzione.

 

Vademecum Primaria – Secondaria

Cyberbullismo – Uscirne?

Cyber bullismo, poche chiacchiere gli adulti devono agire

Cos’è esattamente il cyber bullismo, perché è così diffuso e come fare a uscirne: abbiamo intervistato le esperte di relazioni familiari Elisabetta Rossini e Elena Urso.

Bulli e vittime: supporto e punizioni

Bullismo e cyber bullismo sono una serie di comportamenti violenti, offensivi, umilianti, intenzionali, ripetuti nel tempo contro una vittima designata ritenuta più debole.

Il cyber bullismo trova sempre più spazio in un mondo in cui Internet ha una parte importante, spesso predominante fra i giovani. I giovani hanno una tale confidenza con i sistemi hi-tech da credere di saperli dominare, e genitori e insegnanti hanno perso – o non hanno mai avuto – il controllo.

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 Poco tempo fa abbiamo pubblicato la recensione del libro “Cyberbulli al tappeto“, una guida per supportare e consigliare chi deve crescere e consigliare i più giovani. Dai numerosi commenti che abbiamo dovuto cancellare ci siamo resi conto che anche fra gli scafati lettori di Tom’s Hardware c’è molta ignoranza attorno al fenomeno del cyber bullismo, dalla confusione sulla sua definizione all’errata interpretazione delle possibili soluzioni.

Per questo abbiamo voluto intervistare le dottoresse Elisabetta Rossini e Elena Urso, pedagogiste esperte di relazioni familiari, titolari di uno studio di consulenza pedagogica e collaboratrici di diverse strutture private, che ci hanno aiutato a definire ruoli, cause, sistemi di prevenzione e conseguenze del cyber bullismo.

Cos’è il bullismo e cosa il cyber bullismo

“Molto spesso bullismo e cyber bullismo vengono confusi con atti di violenza e si utilizza il termine a sproposito. Bullismo e cyber bullismo sono una serie di comportamenti violenti, offensivi, umilianti, intenzionali, ripetuti nel tempo contro una vittima designata ritenuta più debole. Quindi è la sistematicità a  differenziare il bullismo/cyber bullismo rispetto a un ‘atto di violenza’ isolato che non è meno grave, ma è un’altra cosa.

Gli attori sono il carnefice, la vittima e il pubblico che assiste, che in genere è di pari sia quando si parla di bullismo, sia di cyberbullismo.

La differenza è che nel secondo caso la violenza è virtuale e comprende i vari social network, oltre a WhatsApp, tramite cui si pratica bullismo sia tramite offese, insulti, denigrazione, rivelando informazioni private e foto imbarazzanti, sia escludendo in maniera sistematica una persona designata come vittima dal gruppo. Anche quest’ultima è una forma di bullismo, meno evidente perché sono più plateali i grandi atti di violenza e prevaricazione”.

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 Ci sono anche delle differenze ben chiare fra bullismo e cyber bullismo.

“Nel cyber bullismo all’inizio viene a volte mantenuto l’anonimato, quindi il bullo crea profili falsi, tramite cui perpetra aggressioni sotto falso nome. Questo dà al cyber bullo un maggiore senso di sicurezza perché è a casa propria, al sicuro nella sua stanza. Inoltre non si rende conto (almeno inizialmente) della gravità dell’atto che sta commettendo perché non è coinvolto faccia a faccia, non vede neanche la reazione della vittima designata.

Inoltre il cyber bullismo manca totalmente dei confini spaziali e temporali perché non c’è più un luogo in cui avvengono gli atti denigratori: la vittima è sempre attaccabile in qualsiasi momento della giornata visto che il mezzo è la rete.

Ultima grande differenza è la diffusione esponenziale e spesso immediata dell’atto denigratorio, offensivo e violento fatto nei confronti della vittima, perché ovviamente partono condivisioni e commenti da parte del terzo attore, il pubblico che permette di continuare al cyber bullo.

Vittima o carnefice a processo?

“Spesso sembra quasi che sia l’atteggiamento della vittima da mettere in discussione, come se fosse il suo modo di fare a determinare o meno la gravità dell’atto del bullo. È come dire che se la vittima è forte, non piega la testa, allora il bullo non ha effetto.

È un colpevolizzare la vittima per il fatto di essere debole.

In realtà questo concetto va scardinato a partire dal mondo adulto perché gli atti di bullismo o cyber bullismo sono gravi in sé, tanto che il bullismo si profila come un reato.

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 Al momento per bulli e cyber bulli ci sono capi di imputazione vari che non fanno capo a un solo reato: si fa riferimento a stalking, diffamazione online, ingiurie, molestie, furto di identità digitale. Al Senato tuttavia è stato approvato con voto unanime il disegno di legge 1261Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” che è in esame alla Camera.

Gli adulti (genitori e insegnati principalmente) che vengono a conoscenza di un problema di questo tipo hanno il dovere di denunciare anche perché si parla spesso di cyber bullismo come di un’epidemia silenziosa perché Internet l’ha smaterializzato, non c’è il ragazzino che torna a casa con i segni sul corpo di una violenza, è tutto online e impalpabile e ci si accorge tardi di quanto sia grave la situazione. La cosa più grave è che oltre agli adolescenti sono coinvolti i pre-adolescenti, dagli 11-12 anni in poi.

Ecco perché è fondamentale aiutare i ragazzi a capire e imparare a usare gli strumenti che hanno in mano, dal telefonino al tablet, al computer.

Sono strumenti potenti e vista l’età delle persone coinvolte non ha importanza se abbiano dato o meno il consenso alla pubblicazione di foto e video. Il fatto è che adolescenti e pre adolescenti non riescono ad avere l’idea di quanto sia pericoloso diffondere questo materiale in Rete e di come finisca velocemente fuori controllo senza poter più rimediare. Basta un screenshot di un messaggio di WhatsApp perché il contenuto esista per sempre.

C’è un po’ l’idea che i ragazzini di oggi nascono con il cellulare in mano, quindi lo sanno usare. In realtà la capacità d’uso è proporzionata al loro sviluppo cognitivo e quindi all’età: a 11 anni sanno aprire le app, chattare e postare foto e video, ma non capiscono la portata reale dei rischi e delle conseguenze a cui vanno incontro.

Per questo fin da subito i ragazzi vanno educati a condividere il meno possibile online, di modo che quando arrivino alle scuole medie siano consci dei pericoli a cui vanno incontro. Un insegnamento che oltre tutto ha il pregio collaterale di spingerli a una maggiore socializzazione con i coetanei nella vita reale, che risolve un’altra problematica odierna”.

Perché il fenomeno di bullismo e cyber bullismo ha così forte presa, e conseguenze anche così gravi a volte?

“Nell’adolescenza e pre adolescenza i ragazzi vivono il distacco dalla famiglia, la spaccatura con le figure adulte e il bisogno di conferme, integrazione e accettazione che si spostano sul gruppo dei pari. È un passaggio fortissimo durante il quale i ragazzi sono deboli, e se nel mentre vengono ghettizzati, presi in giro o bullizzati affrontano dei crolli psicologici che poi possono portare ai fatti di cronaca che tutti conosciamo.

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Togliamoci dalla testa l’idea che la vittima di bullismo o cyber bullismo possa uscire da sola da questa situazione: è necessario l’intervento degli adulti, che siano genitori o insegnanti, che devono avere la capacità da un lato di non creare allarmismi, dall’altro di cogliere i segnali del malessere del ragazzino. Per esempio la progressiva esclusione e isolamento, la scarsa voglia di prendere parte alle attività scolastiche ed extrascolastiche. Come sanno i genitori di figli adolescenti, sono sintomi che spesso si verificano in questa fascia di età e che non hanno a che vedere necessariamente con il cyber bullismo, quindi il genitore deve avere la sensibilità per capire se sta succedendo qualcosa di più grave dell”ordinario. Altri sintomi più evidenti – e a qual punto forse si è già troppo avanti – sono il rifiuto del cibo e il crollo drastico del rendimento scolastico.

È facile dire “basta ignorarli”, ma poi è così?

“Uno dei problemi è gestire l’umiliazione pubblica prorogata nel tempo causata dagli atti di cyber bullismo. Non è facile nemmeno per tanti adulti, a maggior ragione per un ragazzino di 11 anni. Gli adulti sanno distinguere lo sconosciuto dalla persona che conosciamo e che volutamente ci attacca e ci denigra. Sentirsi tradito da quello che si credeva un amico di cui ci si fidava, e improvvisamente inizia a raccontare al gruppo confidenze privatissime è difficile da gestire anche per un 40enne.

Però il 40enne con un carattere ormai definito ha gli strumenti per difendersi e gestire la situazione. La differenza è proprio che quando si diventa adulti non si ha più questo bisogno – quasi vitale per un ragazzo – di essere accettato dai propri pari. Durante l’adolescenza ciascun ragazzino cerca la sua identità staccandosi dalla famiglia. L’unica realtà in cui si riconosce è il gruppo dei pari, ma deve sentirsi parte del gruppo e integrato. Se in questo momento, in cui il ragazzino non è più bambino ma non è adulto, il gruppo lo tradisce, c’è una fragilità di fondo che si concretizza nell’esclusione da tutto”.

Il doversi far accettare dal gruppo funziona sia per il bullo sia per il bullizzato?

“Funziona per entrambi, purtroppo è la modalità che si sceglie ad essere molto diversa. Alcuni studi sostengono che il bullo sia un adolescente insicuro che ha una bassa autostima, altri che sia incapace di gestire un conflitto, e che non abbia mai dovuto affrontarne all’interno della famiglia – che è una palestra perfetta per imparare dato che si è amati in modo incondizionato come in nessun altro luogo.

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Questa incapacità di affrontare lo scontro porta poi il bullo quando compie il primo atto stupido e cattivo nei confronti di un pari a trovare nel gruppo un’approvazione – manifesta o silenziosa – che interpreta come conferma del fatto che quella appena intrapresa sia la strada giusta per fasi rispettare, per piacere agli altri. Il bullo in questo modo ha una conferma totalmente falsata del fatto che il suo comportamento funziona.

Gli adolescenti d’altro canto difficilmente hanno il coraggio di opporsi a queste manifestazioni e denunciare ai genitori. La salvezza è quando qualcuno – più spesso fra il pubblico che fra carnefice e vittima – avvisa l’adulto di riferimento innescando il meccanismo di intervento”.

Prendendo spunto dal bullo, il cyberbullo viene spesso rappresentato come una figura che ha una prestanza fisica maggiore, una forza fisica maggiore, contro la vittima dalla corporatura minuta. È così?

“Mentre nel mondo reale la vittima diventa tale proprio perché magari è più bassa, più minuta, più impacciata o comunque ha delle caratteristiche fisiche che la rendono meno prestante, nel mondo virtuale le figure possono essere ribaltate o alla pari.

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I parametri fisici e caratteriali cambiano totalmente perché è tutto smaterializzato.

Tutti possono diventare cyber bulli, anche perché la maggior parte di loro non avrebbe il coraggio di dire in faccia nulla, quindi non è necessario che abbia coraggio. Si nasconde dietro a uno schermo e spesso usa profili falsi per cercare di mantenere l’anonimato. All’inizio non c’è nemmeno questa voglia di far vedere che si è il bullo. Poi pian piano se la cosa funziona allora si esce allo scoperto.

Il problema poi quando si è molto giovani è che questa smaterializzazione non permette di capire la portata di quello che si sta facendo, perché non fa percepire la relazione con le altre persone. Però magari quello che parte con lo scherzo continua poi con l’intenzionalità ed ecco il motivo per il quale la legge prevede trattamenti differenti per i minori di 14 anni e per i ragazzi di età compresa fra 14 e 18 anni. Non deresponsabilizzerei troppo perché c’è un momento in cui comunque il bullo capisce quello che fa all’altro”.

Cosa si può fare per aiutare le vittime durante e dopo gli episodi di bullismo?

“Per prima cosa bisogna usare il computer e Internet con i bambini, non impedirgli di farlo. Mettere le protezioni come il parental control non serve granché contro il cyber bullismo, quanto invece spiegazione e educazione sui pericoli della Rete.

Nel momento in cui poi ci si accorge che un adolescente è vittima di cyber bullismo serve un supporto immediato da parte degli adulti, sia i genitori sia gli insegnanti, che si devono dimostrare tutti subito e indistintamente dalla sua parte. Dato che proprio la scuola è uno dei luoghi in cui avviene più di frequente si dovrebbe fare un lavoro di recupero del gruppo e dell’etica. Daniele Novara nel libro “I bulli non sanno litigare!” dà proprio un’indicazione chiara e dettagliata per gli insegnanti con il lavoro che si può fare in classe in maniera trasversale per creare coesione e rispetto all’interno del gruppo.

Novara parla non solo di un’azione ingiusta da parte del bullo ma di un’incompetenza relazionale, quindi se si lavora su quest’ultimo punto si va a risolvere il problema.

In tanti casi alla vittima serve poi un supporto psicologico per affrontare ed elaborare quello che è successo, che lascia ferite anche enormi”.

Ha più bisogno di un sostegno la vittima o il carnefice?

“Il bullo ha bisogno di un percorso di terapia, anche perché deve recuperare le competenze relazionali con i coetanei. Proprio per questo la legge prevede che per i bulli da 14 a 18 anni ci siano anche delle conseguenze con condanne a lavori socialmente utili.

Molti propongono severità, inflessibilità e punizioni esemplari, anche fisiche

Se la vittima va sostenuta, il bullo va rieducato. Deve prendere coscienza della gravità di quello che ha fatto, e nel momento in cui se ne rende conto avrà un crollo. Le punizioni esemplari servono a ben poco. Il bullo ha e merita una punizione a livello legale, ma poi si deve intervenire attraverso un percorso, altrimenti anche la punizione non serve a nulla. Bisogna comprendere che non si può risolvere tutto con una punizione, perché parliamo evidentemente di una persona che ha dei problemi, e che se non vengono risolti non ripeterà gli atti di bullismo fintanto che avrà paura della punizione, ma prima o poi li rifarà”.

E il terzo attore, ossia il pubblico dei pari?

“Se si fanno interventi per esempio all’interno di gruppi scolastici, tutti sono coinvolti allo stesso modo. Il pubblico può essere connivente – anche se non fa niente – alcuni potranno sentirsi a disagio, mentre altri potranno condividere le azioni. Il risultato è comunque identico. Il gruppo dei pari potrebbe però essere l’elemento di svolta, perché non essendo direttamente coinvolto (nei ruoli di bullo e bullizzato) può essere quello che denuncia all’adulto di riferimento cosa sta accadendo interrompendo l’atto di bullismo.

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Per questo parlare ai ragazzi e far capire quanto sono sbagliate e gravi le azioni del bullo può servire a far capire agli spettatori che prima di tutto devono ignorare l’azione del bullo per non sostenerla e rafforzarla, poi denunciarla. Perché difficilmente un adolescente o pre adolescente riesce da solo a uscire da questa situazione: l’aiuto degli adulti è necessario.

Bullismo e Cyberbullismo

Il cyberbullismo e la manifestazione in Rete di un fenomeno piu ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest’ultimo e caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo. Il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace a difendersi.

Differenze tra bullismo e cyberbullismo

Bullismo Cyberbullismo
Sono coinvolti solo gli studenti della classe e/o dell’Istituto; Possono essere coinvolti ragazzi ed adulti di tutto il mondo;
generalmente solo chi ha un carattere forte, capace di imporre il proprio potere, puo diventare un bullo; chiunque, anche chi e vittima nella vita reale, puo diventare cyberbullo;
i bulli sono studenti, compagni di classe o di Istituto, conosciuti dalla vittima; i cyberbulli possono essere anonimi e sollecitare la partecipazione di altri “amici” anonimi, in modo che la persona non sappia con chi sta interagendo;
le azioni di bullismo vengono raccontate ad altri studenti della scuola in cui sono avvenute, sono circoscritte ad un determinato ambiente; il materiale utilizzato per azioni di cyberbullismo puo essere diffuso in tutto il mondo;
le azioni di bullismo avvengono durante l’orario scolastico o nel tragitto casa-scuola, scuola-casa; le comunicazioni aggressive possono avvenire 24 ore su 24;
le dinamiche scolastiche o del gruppo classe limitano le azioni aggressive; i cyberbulli hanno ampia liberta nel poter fare online cio che non potrebbero fare nella vita reale;
bisogno del bullo di dominare nelle relazioni interpersonali attraverso il contatto diretto con la vittima; percezione di invisibilita da parte del cyberbullo attraverso azioni che si celano dietro la tecnologia;
reazioni evidenti da parte della vittima e visibili nell’atto dell’azione di bullismo; assenza di reazioni visibili da parte della vittima che non consentono al cyberbullo di vedere gli effetti delle proprie azioni;
tendenza a sottrarsi da responsabilita portando su un piano scherzoso le azioni di violenza. sdoppiamento della personalita: le conseguenze delle proprie azioni vengono attribuite al “profilo utente” creato.

 

  • Segnalare casi di bullismo
    Attivazione della casella di posta bullismo@istruzione.it per segnalare casi di bullismo e cyberbullismo.
  • Canali social del MIUR
    Strumenti di azione attualmente in uso sono i due social del MIUR pensati e realizzati insieme ai ragazzi: www.webimparoweb.eu e www.ilsocial.eu. Entrambi social tematici, il primo per i ragazzi under 13, sotto la guida del docente che e anche amministratore dei contenuti da pubblicare (questo perché si educa al social prima di essere social); il secondo per gli over 14. Sono entrambi espressione di piazze virtuali in cui poter comunicare e socializzare le proprie esperienze, le proprie emozioni.

Fonte – MIUR

Safer Internet Day (#SID2018) – 6 febbraio 2018.

*Fonte – cyberbullismo

Il Safer Internet Day (#SID2018) è un evento organizzato ogni anno da #Insafe per promuovere un uso sano e consapevole di internet e degli smartphone, in special modo tra i bambini ed i ragazzi sparsi per il mondo.

Le celebrazioni del Safer Internet Day (#SID) di quest’anno si terranno martedì 6 febbraio 2018. Il tema del 2018, “Creare, connettere e condividere nel rispetto: una migliore connessione Internet inizia con te” è un invito all’azione per ogni stakeholder a svolgere la proprio parte nella creazione di un internet migliore per tutti, in particolare per gli utenti più giovani. Inoltre, è un invito per tutti a unirsi e interagire con gli altri in modo rispettoso, al fine di garantire una migliore esperienza digitale.

Ti terremo aggiornato sulle ultime notizie della campagna attraverso il sito europeo e i profili Facebook e Twitter, seguendo gli hashtag #SID2018 e #SaferInternetDay

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